ANSIA NELL’ANZIANO
Le persone anziane hanno in genere motivi di preoccupazione diversi rispetto ai giovani adulti. Tali motivi possono essere fonte di ansia e riguardano l’insorgenza di malattie che inducono disabilità, la percezione del proprio invecchiamento, una scarsa sicurezza finanziaria, la malattia di un coniuge, l’isolamento sociale.
Rispetto al giovane od all’adulto l’ansia nell’anziano si esprime spesso con commistione di sintomi cognitivi emotivi e somatici, come riduzione delle capacità di concentrazione, attenzione e memoria, vertigini, insonnia. Spesso vi sono alterazioni dell’appetito (inappetenza, iperfagia), inoltre, potendo l’ansia mimare sintomi cardiologici, gastrointestinali e neurologici, che insorgono comunemente nelle persone anziane, queste possono essere indotte a ritenere di esserne affette.
Spesso ansia e depressione coesistono con sviluppo di sentimenti di perdita, inutilità, disperazione. In genere dove prevale la componente ansiosa esiste un vissuto di apprensività e richiesta che “qualcosa deve essere fatto” con segni autonomici di attivazione simpatica come tachicardia, sudorazione, dispnea, insonnia. Dove prevale la componente depressiva vi è invece rallentamento, inibizione, anergia e scarsa richiesta d’aiuto. (C.Vampini e C.Bellantuomo 2002).
La decisione di trattare farmacologicamente un anziano ansioso dipende ovviamente dalla gravità dei sintomi e dall’impatto negativo di questi sul funzionamento complessivo del paziente. Il trattamento dell’ansia non dovrebbe essere considerato isolatamente ma rientrare in una strategia terapeutica e gestionale complessiva. Il trattamento farmacologico si fonda ancora principalmente utilizzando la classe delle benzodiazepine, che potenziano a livello del sistema nervoso centrale il neurotrasmettitore GABA, che a sua volta ha un effetto inibitore sui sistemi implicati nell’ansia. Si tratta di farmaci maneggevoli ma non esenti da effetti collaterali come una sedazione eccessiva, tossicità cerebellare e riduzione delle performances psico-motorie e cognitive. Altri effetti sono rappresentati da astenia muscolare, ipotensione e vertigini. Come molti farmaci ad azione ipnotica/sedativa, anche le benzodiazepine possono dare dipendenza e sindrome da sospensione con astinenza. Per tale motivo è buona regola utilizzare i minori dosaggi efficaci e per periodi limitati (C.Vampini e C.Bellantuomo 2002)..
DEPRESSIONE NELL’ANZIANO
Una depressione non riconosciuta o trattata in modo inadeguato rimane un problema frequente nella popolazione anziana. Numerosi sono i fattori che contribuiscono al mancato riconoscimento della depressione. Il primo approccio consiste nel ricercare i criteri diagnostici di depressione dal manuale di diagnosi differenziale DSM. Le scale autosomministrate come la Beck Depression Inventory (BDI) sono metodi di screening rapidi ed economici che tuttavia non sono in grado di sostituire la diagnosi del clinico.
Scale di valutazione compilate dall’osservatore come la Hamilton Depression Scale sono molto utili e sensibili nella diagnosi e nel monitoraggio dell’evoluzione clinica del paziente. In una seconda fase vanno eseguiti esami di laboratorio per evidenziare eventuali malattie internistiche o metaboliche attraverso la valutazione di indici infiammatori, funzionalità tiroidea, acido folico, vitamina B12. Una terza fase deve escludere eventuali alterazioni cognitive minori o progressive fino alla demenza. Anche malattie neurologiche come il Parkinson o malattie cerebrovascolari possono associarsi o presentare come sintomi iniziale una depressione. La quarta fase è l’identificazione di una situazione d’ansia o di panico.
Quando l’ansia si associa a depressione in genere ne rappresenta un epifenomeno e risponde ad una adeguata terapia della depressione. In altri casi l’ansia si presenta da sola e riflette un meccanismo di risposta allo stress. Questa può associarsi ad attacchi di panico e migliora in genere con l’uso di BZP ed antidepressivi. Una quinta fase consiste nella valutazione dell’idee suicide e rischio di suicidio. In genere i maschi sono a maggiore rischio di suicidio soprattutto se vi è una storia di alcolismo. Acquisti di una esagerata quantità di medicine, fucili o munizioni, elargire denaro o proprietà, riordinare i propri affari di proprietà o di lavoro, attacchi d’ira o di aggressività, fissare appuntamento da un medico senza cause fisiche apparenti, sono comportamenti che possono fare presagire un suicidio.
Sesta fase è la ricerca di un disturbo bipolare. In genere un disturbo bipolare è presente già dall’età giovanile od adulta è spesso ha familiarità. Tale disturbo può manifestarsi comunque anche nell’anziano frequentemente con un esordio depressivo, in seguito ad un trattamento sollecito con anti depressivo. Il trattamento in questa fase si avvale anche di stabilizzanti dell’umore (Carbolitio, antiepilettici) e neurolettici. Settima fase è il riconoscimento di una psicosi depressiva con deliri od allucinazioni congrui o meno con l’umore. In questo caso l’uso di un neurolettico in associazione od al posto dell’anti depressivo è raccomandato (E.M. Dagon, A. Raj 1995) .
BIBLIOGRAFIA:
C.Vampini e C.Bellantuomo: Psicofarmaci ed Anziani – Il Pensiero scientifico Editore (Ed 2002)
E.M. Dagon, A. Raj: Neurologia Geriatrica – Barclay L. McGraw-Hill (Ed 1995 – Cap 38)

